Articolo scritto da Vincenzo Talotta
A partire da giugno 2026, il sistema PEGI (Pan European Game Information) introdurrà la riforma più importante della sua storia ventennale. Non si tratterà più soltanto di valutare violenza, paura o linguaggio scurrile: per la prima volta il rating terrà conto di come un gioco interagisce con il portafoglio, il tempo e la psicologia dei giocatori.
Questo non è un semplice aggiornamento tecnico: è un cambio di paradigma che restituisce al PEGI il ruolo centrale che gli spetta. Troppo spesso sottovalutato come “quel bollino colorato sulla copertina”, il PEGI è in realtà uno degli strumenti più potenti per tutelare i minori in un’industria da oltre 200 miliardi di euro all’anno. Eppure, tanti genitori lo ignorano o lo considerano obsoleto, fidandosi solo dell’età apparente del gioco o della popolarità sui social. Con questa riforma, il PEGI smette di essere un “guardiano del passato” e diventa un vero alleato per la salute digitale delle famiglie.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova era del PEGI – e perché è più importante di quanto molti pensino.
Cos’è il PEGI
Nato nel 2003, il PEGI è il sistema di classificazione di riferimento in 38 Paesi europei. Le sue etichette colorate (3, 7, 12, 16, 18) e i descrittori di contenuto (violenza, paura, sesso, linguaggio scurrile, ecc.) aiutano genitori e acquirenti a prendere decisioni informate.

Perché è importante? Perché è l’unico standard condiviso a livello continentale, volontario ma adottato dalla stragrande maggioranza degli editori. Senza PEGI, ogni Paese avrebbe regole diverse (come in Germania con USK o negli USA con ESRB), creando confusione. Eppure è sottovalutato: studi e sondaggi mostrano che molti genitori lo guardano solo di sfuggita, pensando “tanto è un gioco per bambini” o “lo giocano tutti”. Il risultato? Minori esposti a meccaniche rischiose senza che mamma e papà se ne accorgano. Il PEGI non è censura: è informazione trasparente in un mondo dove i videogiochi non sono più solo divertimento, ma veri e propri ecosistemi economici e sociali.
Il problema: un sistema fermo al “secolo scorso” (e per questo sempre più ignorato)
I giochi di oggi sono piattaforme live service che evolvono continuamente con microtransazioni, meccaniche di retention e interazioni sociali. Molti titoli classificati PEGI 3 contenevano di fatto dinamiche da gioco d’azzardo (loot box, gacha) o pressioni psicologiche per far spendere tempo e denaro.
Proprio questo divario ha fatto sì che il PEGI venisse progressivamente sottovalutato: se il rating non rifletteva più la realtà (spesa compulsiva, FOMO, rischi online), perché fidarsi? I genitori si sentivano soli, senza uno strumento affidabile. L’industria cresceva a ritmi vertiginosi, ma le regole erano rimaste ancorate al 2003.
La rivoluzione del 2026

Se vuoi puoi scaricare gratuitamente la nostra nuova guida aggiornata cliccando sul link qui sotto
L’annuncio ufficiale è arrivato il 12 marzo 2026. Da giugno, per tutti i giochi nuovamente sottomessi a PEGI, entreranno in vigore quattro nuove categorie di rischio interattivo. Il rating finale sarà determinato dal criterio più restrittivo tra quelli applicabili. Così il PEGI torna a essere rilevante, dimostrando che può (e deve) evolversi con i tempi.
1. Acquisti in-game e offerte limitate
- Offerte a tempo o quantità limitata (es. battle pass che scadono, pacchetti in sconto per poco tempo) → minimo PEGI 12.
- Meccaniche basate su NFT o blockchain → direttamente PEGI 18 (per la volatilità finanziaria e i rischi di speculazione).
2. Oggetti casuali a pagamento (loot box, gacha, pacchetti random)
- Qualsiasi gioco con paid random items (casse premio, gacha, pacchetti di carte, chiavi per sbloccare oggetti casuali) riceverà automaticamente minimo PEGI 16.
- In casi di monetizzazione particolarmente aggressiva (social casino) → PEGI 18.
Addio quindi al PEGI 3 per i nuovi titoli con loot box: Titoli come EA Sports FC, che includono modalità basate su pacchetti casuali come Ultimate Team, potrebbero in futuro ricevere classificazioni PEGI più elevate.
3. Meccaniche “play-by-appointment” (l’appuntamento con il gioco)
- Ricompense per il ritorno (daily rewards, daily quests, login streaks) → minimo PEGI 7.
- Punizioni per l’assenza (perdere progressi, bonus o contenuti se non si accede ogni giorno – il classico FOMO) → minimo PEGI 12.
4. Sicurezza online e comunicazione
- Giochi con comunicazione totalmente unrestricted (chat o voce senza possibilità efficace di bloccare o segnalare altri giocatori) → direttamente PEGI 18.
Nota: i giochi già classificati non verranno ri-valutati retroattivamente. Solo i nuovi titoli (o aggiornamenti sostanziali) subiranno il nuovo sistema.
Qui sotto una tabella riassuntiva tra il vecchio e il nuovo sistema PEGI.
| Aspetto/Meccanica | Vecchio sistema PEGI | Nuovo sistema PEGI (da giugno 2026) | Esempi di giochi potenzialmente interessati |
| Contenuto visivo/narrativo (violenza, paura, sesso, ecc.) | Determinante principale per il rating | Rimane valido, ma con nuovi criteri | Tutti i giochi |
| Offerte a tempo/quantità limitata (battle pass, pacchetti scontati) | Solo descrittore “Acquisti in-game” | Minimo PEGI 12 | Fortinte, Call of Duty (Battle pass stagionali), Genshin Impact |
| Oggetti casuali a pagamento (loot box, gatcha, card packs) | Spesso PEGI 3 o 7 nonostante le meccaniche | Minimo PEGI 16 (fino a 18 se aggressivo) | EA Sports FC (Ultimate Team), Genshin Impact, molti mobile gatcha |
| Ricompense giornaliere (daily quests, login rewards) | Nessun impatto diretto sul rating | Minimo PEGI 7 | Animal Crossing (eventi giornalieri), molti free-to-play |
| Punizioni per assenza (FOMO, Perdita progressi | Nessun impatto diretto | Minimo PEGI 12 | Giochi con streak giornalieri o eventi a tempo limitato |
| NFT / Blockchain | Solo descrittore generico | Direttamente PEGI 18 | Qualsiasi titolo con economia blockchain |
| Comunicazione online unrestricted | Solo descrittore “Online” o “Violenza” | Direttamente PEGI 18 | Alcuni MMO, giochi multiplayer senza filtri efficaci |
Nota: i giochi citati sono deduzioni logiche e comunemente usate dalla stampa specializzata.
Perché questo cambiamento era (e resta) necessario
La riforma PEGI ha lavorato con esperti, stakeholder e con l’autorità tedesca USK (che aveva già introdotto criteri simili). L’obiettivo è dare ai genitori informazioni più trasparenti e utili sul tipo di esperienza che li aspetta.
«Queste novità forniranno consigli più utili e trasparenti che riflettono meglio l’esperienza complessiva del gioco», ha dichiarato Dirk Bosmans, direttore di PEGI.
Non si tratta di censura, ma di riconoscere che oggi il rischio maggiore per i minori non è sempre un pixel di sangue, ma la possibilità di sviluppare abitudini di spesa compulsiva o dipendenza da meccaniche di retention. Un PEGI 16 o 18 non significa necessariamente violenza, ma che il gioco contiene meccaniche economiche o psicologiche potenzialmente “problematiche”. Ecco perché il PEGI era sottovalutato e perché ora tornerà al centro dell’attenzione: prima era visto come un relitto del passato, utile solo per i contenuti “classici”. Con questa riforma diventa uno strumento moderno, capace di parlare la lingua dei giochi di oggi. I genitori avranno finalmente un alleato concreto, non più un bollino ignorato.
PEGI ricorda inoltre che tutte le console e piattaforme offrono strumenti parentali (limitazione di spesa, tempo di gioco, interazioni online) e invita i publisher a implementarne di propri.
Una riflessione personale
Quando ero piccolo il mio primo gioco su PlayStation fu Tomb Raider 2. I miei non si preoccupavano granché di cosa fosse: se lo volevo, me lo regalavano (e non furono tanti i giochi che ebbi). Passai così da Alone in the Dark: The New Nightmare a Heart of Darkness, con quelle sezioni che ancora oggi ricordo mi facevano una paura tremenda. All’epoca i miei controllavano soprattutto i contenuti visivi più espliciti, ma i videogiochi in generale venivano ancora visti come “roba per bambini” – un passatempo innocuo, senza pensare troppo alle implicazioni psicologiche. Come spesso accade, si pensava “tanto è solo un gioco”.
Non gliene faccio una colpa: era un altro mondo. Ma proprio per questo bisognerebbe smetterla di sottovalutare i videogiochi e di etichettarli automaticamente come “giochi per bambini”.
Un episodio che mi è rimasto impresso è di quando lavoravo in un negozio di una grande catena di videogiochi. Un bambino, più basso del bancone, mi chiese GTA V. Non glielo diedi, dicendogli semplicemente «non posso dartelo, sei troppo piccolo». Pochi minuti dopo arrivò la mamma arrabbiata, urlandomi che non avevo venduto il “gioco” a suo figlio. Le spiegai con calma cosa conteneva GTA V e perché non era adatto a un bambino di 6 anni. Alla fine capì, e si rese conto che non aveva idea di cosa stesse comprando.
Episodi come questo mi fanno riflettere: serve educare digitalmente i figli, ma soprattutto responsabilizzare gli adulti. Oggi un bambino può spendere centinaia di euro con pochi tap o finire in meccaniche di dipendenza senza che i genitori se ne accorgano subito.
Ecco perché questo aggiornamento del PEGI è così importante per me: non protegge solo dai contenuti, ma dalle trappole economiche e psicologiche che prima semplicemente non esistevano. E dimostra che il PEGI, se evoluto, può essere quel guardiano che tanti sottovalutano… ma di cui tutti abbiamo bisogno.
Un passo storico per la tutela dei minori
Più che un semplice sistema di classificazione, il PEGI sembra voler diventare anche uno strumento di orientamento per la salute digitale delle famiglie. È un segnale forte che l’industria e le istituzioni europee stanno finalmente adeguando le regole alla realtà dei giochi moderni.
I primi titoli classificati con il nuovo sistema arriveranno già nell’estate 2026. Da quel momento, quando vedrete un nuovo gioco con loot box o battle pass, saprete subito cosa aspettarvi – e potrete decidere con maggiore consapevolezza.
Il PEGI non è mai stato solo un’etichetta. Ora, finalmente, è uno strumento all’altezza del suo tempo.
Ti lasciamo la nostra guida PEGI scaricabile gratuitamente qui sotto




Lascia un commento