Frequently Asked Questions

Videogiochi in Famiglia

I videogiochi possono rappresentare una risorsa preziosissima per lo sviluppo cognitivo, emotivo, e relazionale di ragazzi e ragazze, se approcciati con le dovute precauzioni ed equilibrio.

Play Better risponde qui alle domande più comuni dei genitori, ma rimane disponibile per creare insieme a loro percorsi personalizzati per dare il giusto contesto psicologico ai meccanismi di videogiochi e social media.

(A cura di Ambra Ferrari e Serena Ghezzi)

Perché i videogiochi hanno un’età scritta sulla copertina?

Si chiama classificazione PEGI, indica l’età minima consigliata per lo specifico gioco, e viene usata in tutta Europa per aiutare i genitori a capire se il contenuto è adatto all’età dei propri figli. Non indica quanto è difficile il gioco, ma se i temi che affronta sono appropriati per una certa fascia d’età. Per questo, l’indicazione è accompagnata da simboli che suggeriscono il tipo di contenuto presente (ad esempio: violenza, paura, linguaggio scurrile, gioco d’azzardo e altri).

In Italia questa indicazione non è vincolante per legge. Significa che i negozi possono vendere qualsiasi videogioco a chiunque senza incorrere in sanzioni. La responsabilità, nella pratica, ricade spesso sulle famiglie. Per maggiori informazioni, consulta il sito pegi.info o scarica la nostra guida.

Come posso stabilire delle regole per la gestione del tempo di gioco di mio/a figlio/a?

Prima regola: non spegnere mai il gioco mentre i ragazzi stanno ancora giocando. È un po’ come se qualcuno spegnesse il tuo computer mentre stai lavorando, senza salvare. Rischia di compromettere la fiducia nei tuoi confronti e di trasformare ogni sessione in una fonte di ansia.

L’alternativa migliore è costruire insieme un accordo scritto condiviso: orari, giorni, durata. In cambio, anche i genitori si impegnano a controllare l’uso di TV e social media. Se i ragazzi rispettano i loro limiti, ricordati di premiarli. Un ultimo consiglio pratico: privilegia console fisse o computer rispetto al telefono. Essendo sempre in tasca, lo smartphone è molto più difficile da regolamentare, invogliando i ragazzi a giocarci in spazi e momenti inappropriati.

Per altri consigli pratici, puoi acquistare il libro “Mamma, Ancora Cinque Minuti“.

Mio/a figlio/a mi chiede soldi per comprare oggetti virtuali; è normale?

Sì, è normalissimo. Molti giochi gratuiti, come Brawl Stars, Roblox, e Fortnite, offrono la possibilità (mai l’obbligo) di acquistare personalizzazioni estetiche o abilità speciali con soldi reali. Lo riconosci dall’etichetta PEGI “Acquisti in-Game” sulla copertina del gioco.

La prima precauzione è non lasciare la tua carta di credito sempre accessibile; meglio una prepagata con un limite definito. Questa sfida può diventare anche un’opportunità: gestire una piccola paghetta mensile concordata che comprenda le spese di gioco è un ottimo modo per introdurre i ragazzi al valore del denaro e alle scelte di spesa consapevoli.

Perché mio/a figlio/a piange per un amico on-line che non gioca più con lui, anche se non lo conosce davvero?

Può sembrare strano, ma le amicizie nate nei videogiochi multigiocatore sono relazioni reali. La ricerca psicologica lo conferma: i legami online, all’inizio più fragili, crescono nel tempo fino a diventare profondi quanto quelli della vita di tutti i giorni. Il dispiacere che vedi, quindi, è il segnale di un legame autentico e merita di essere preso sul serio.

In più, il digitale permette ai ragazzi di trovare persone con gli stessi interessi al di là del quartiere o della scuola. Rimane importante sapere con chi si interagisce: incoraggia i ragazzi a privilegiare il gioco con amici conosciuti di persona, e cerca sulla copertina del gioco l’indicazione PEGI “online” per riconoscere quali giochi comprendono un contatto con altre persone.

Mio/a figlio/a spesso si arrabbia e urla mentre videogioca. Cosa devo fare in quelle circostanze?

I videogiochi sono progettati per essere coinvolgenti, e le emozioni che scatenano sono del tutto reali. Non è un difetto: è esattamente questo meccanismo che li rende strumenti potenti per la crescita personale e, in certi contesti, anche terapeutici. Il videogioco permette ai giocatori di vivere emozioni positive e negative all’interno di un ambiente realistico ma perfettamente sicuro.

Per questo, perdere ai videogiochi può diventare un’occasione preziosa: guida tuo/a figlio/a nel riconoscere i segnali del corpo quando la sua tensione sale (ad esempio, muscoli contratti, sensazione di calore, respiro accelerato) e, se necessario, aiutalo/a ad allontanarsi momentaneamente dal gioco. Imparare a notare i segnali durante il videogioco è un ottimo primo passo per gestirli anche fuori dallo schermo.

I videogiochi di guerra istigano alla violenza o causano “assuefazione” all’orrore?

Se viene rispettata la classificazione PEGI e non ci sono fragilità pre-esistenti, i ragazzi non hanno alcuna difficoltà a differenziare realtà da fantasia. Anzi, la ricerca psicologica suggerisce che la violenza nei videogiochi possa diventare uno spazio sicuro per esplorare emozioni complesse come paura, rabbia, e dolore senza conseguenze reali. 

In più, i giochi di guerra allenano riflessi e orientamento spaziale e, se giocati in gruppo, diventano un esercizio sorprendentemente efficace di comunicazione e lavoro di squadra.

Se vuoi saperne di più, puoi acquistare il libro “Ethos della Violenza Videoludica“.