Videogiochi violenti:

Videogiochi violenti: quattro false credenze da sfatare

Articolo scritto da Giuseppe Virgilio

I videogiochi violenti sono ancora spesso al centro di discussioni e polemiche. Molti media e una parte dell’opinione pubblica tendono ad attribuire loro la responsabilità di comportamenti aggressivi o criminali da parte dei giovani. Questo legame tra videogiochi violenti e condotte antisociali è stato alimentato anche da alcune ricerche scientifiche che, per quanto fondate, sono state interpretate in modo superficiale, portando ad una vera e propria disinformazione sull’intero mondo videoludico.

Vi parleremo di uno dei temi più caldi di sempre in questo ambiente: la correlazione tra
videogiochi e violenza umana.


Si tratta di un mito? Di una mezza verità?

I videogiochi violenti NON rendono più aggressivi.

La convinzione che giocare a titoli aggressivi renda più violenti nel tempo non trova riscontro nei dati scientifici. Ricerche recenti, come quelle condotte dal professor Christopher J. Ferguson della Stetson University, dimostrano che l’uso prolungato di videogame violenti non provoca un aumento dell’aggressività rispetto a chi non li utilizza. Al massimo, la frustrazione può emergere come reazione momentanea alla difficoltà del gioco.

I videogiochi violenti NON danneggiano il cervello e riducono l’empatia.

Studi condotti da Szycik, Mohammadi, Münte e te Wildt (2017) hanno dimostrato che i videogiochi violenti non alterano le funzioni cerebrali né compromettono la capacità empatica. Il mito secondo cui giocare frequentemente a titoli come gli FPS (first-person shooter) comprometta il normale sviluppo cerebrale è privo di basi concrete: non vi sono differenze significative tra chi gioca regolarmente e chi non lo fa.

NON possono provocare omicidi o stragi.

L’idea che i videogiochi violenti possano spingere a compiere atti criminali è smentita dal buon senso e dalla ricerca. Eventi tragici sono causati da disturbi mentali o situazioni personali complesse, non da esperienze virtuali. La storia insegna che la violenza umana esisteva ben prima dei videogiochi.

Per un maggior approfondimento sul tema, puoi trovare il libro scritto da Elena Del Fante (Presidente dell’associazione) sul rapporto tra i videogiochi e la violenza

Ethos della violenza videoludica

I videogiochi violenti NON sono diseducativi

Non è vero che i videogiochi violenti siano intrinsecamente diseducativi. Alcuni titoli classificati dal PEGI come 18+ trasmettono messaggi etici e riflessioni profonde, dimostrando che anche un gioco apparentemente crudo può veicolare valori importanti.

È fondamentale sfatare questi miti e promuovere un approccio equilibrato: i videogiochi violenti, come qualsiasi altro passatempo, vanno utilizzati con moderazione e consapevolezza, rispettando le indicazioni PEGI per le fasce d’età. La vera sfida è comprendere i fenomeni in modo critico e non cedere a semplificazioni o stereotipi.

In generale, la chiave per prevenire qualsiasi comportamento definibile “problematico” sta nel bilanciare correttamente il tempo dedicato al gioco con altre attività e nel mantenere una mentalità orientata al benessere personale e al miglioramento costante.

Se senti che il tempo trascorso da te o da qualcuno che conosci con i videogiochi non è di qualità o sta diventando una fonte di preoccupazione e vuoi migliorare l’esperienza, contattaci per una consulenza personalizzata su come rendere l’esperienza di gioco uno strumento di crescita e benessere


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *