Articolo scritto da Gaia Campo
“Ciò che rende l’essere umano così adattabile alle diverse condizioni ambientali e così sensibile alle influenze esterne è la plasticità cerebrale, ossia la capacità del sistema nervoso di modellarsi e rimodellarsi continuamente, in relazione agli stimoli che riceve.” – Valentina Moro e Barbara Filippi “La plasticità cerebrale – le radici del cambiamento”
Durante le nostre giornate, siamo continuamente circondati da stimoli esterni: rumori, luci, voci, che scaturiscono in noi reazioni, sensazioni e ricordi. Nell’ambito dei videogiochi accade lo stesso meccanismo: il cervello riceve una moltitudine di stimoli diversi, il che ci permette di tenerlo sempre attivo; questo accade perché la nostra attenzione è rivolta a scene, immagini, dettagli, dialoghi che ci aiutano a proseguire il gioco, entrando sempre più nella storia e nel contesto, immergendoci in quello che viene chiamato tecnicamente “stato di flow”: dalle strategie per camperare (il camping nei videogiochi vuol dire nascondersi) all’azione vera e propria, individuando ed eliminando nemici, fino alle capacità logiche da sfruttare in giochi più “statici”, ma che richiedono uno sforzo cognitivo non indifferente.
Ogni gioco ha infatti delle caratteristiche a sé stanti, sulla base della tipologia, delle dinamiche e della narrativa. In breve, il cervello, ha la funzione di consentire l’adattamento dell’organismo nell’ambiente che ci circonda; registra ciò che abbiamo attorno, in maniera attiva, costruttiva e ricostruttiva (Godino, 1987).

Analizzando alcuni aspetti più specifici, il videogioco rappresenta, a tutti gli effetti, un intenso allenamento di diverse abilità, sia cognitive che motorie. È importante verificare se esiste una reale correlazione tra videogiochi e l’incremento delle funzioni visive, tramite il processo di apprendimento percettivo. Utilizzare i videogiochi in tempi e modalità adeguate si è rivelato un importante mezzo di supporto per coloro che manifestano deficit di elaborazione visiva, cioè alcune difficoltà nell’interpretazione e comprensione delle informazioni visive da parte del cervello, dovute a lesioni o malfunzionamenti nelle aree cerebrali dedicate alla visione.
L’utilizzo dei videogame aumenta la materia grigia (una componente principale del sistema nervoso centrale (SNC), costituita principalmente dai corpi dei neuroni e dalle loro connessioni non mielinizzate) in aree del cervello fondamentali per la navigazione spaziale (cioè la comprensione degli spazi nei quali muoversi), la pianificazione strategica (cioè il creare delle strategie per proseguire efficacemente nel gioco, allenando le capacità logiche del soggetto), la memoria di lavoro (che ci aiuta a mantenere delle informazioni quando svolgiamo delle attività complesse) e le prestazioni motorie, fondamentali per la messa in atto del gioco.
Play better offre consulenza a tema per capire come migliorare le tue soft skills attraverso il gaming consapevole
Secondo molti studi scientifici, il videogioco può essere utilizzato come mezzo per contrastare i fattori di rischio noti per alcuni disturbi che interessano la corteccia prefrontale, più nello specifico, per trattare il disturbo da stress post-traumatico, la schizofrenia e le malattie neurodegenerative. (Kühn et al. 2014) Prendiamo, ad esempio, un action RPG fantasy come Forspoken (nel linguaggio comune è un gioco di ruolo, d’azione, che presenta elementi di fantasia quali: poteri sovrannaturali, possibilità di fare magie e creature di vario genere da affrontare) come esempio per spiegare i concetti sopracitati: Forspoken è un gioco che combina diversi elementi: dalla possibilità di compiere delle scelte emotivamente importanti legate alla vita della protagonista, ai combattimenti per la sopravvivenza, ma sempre seguendo una morale più profonda che accompagnerà il giocatore durante tutto il percorso. È un gioco single player (giocato da una singola persona) e open world (che ha spazi aperti e mappe da esplorare e con le quali interagire).
In che modo un videogioco di questo tipo può incrementare le skills (capacità) del giocatore? Attraverso quattro elementi chiave: l’interattività, la rapidità, la continuità e la dinamicità, tutti elementi fondamentali per tenere il nostro cervello sempre attivo e attento. Un gioco che presenta questi elementi ci aiuta anche nella coordinazione tra occhio (ciò che stiamo vedendo sullo schermo) e mani (i tasti che premiamo mentre giochiamo e che determinano le nostre azioni): questa prende il nome di coordinazione oculo-manuale.

Un ulteriore esempio concreto dell’attivazione dei circuiti cerebrali durante il gioco, si può spiegare attraverso Until Dawn, un survival horror narrativo nel quale un gruppo di amici deve sopravvivere ad una notte di pericoli e terrore. Anche qui si ripete il tema del compiere delle scelte e affrontarne le conseguenze, il che può aiutare il giocatore ad applicare questa consapevolezza nel mondo reale, incrementando la capacità riflessiva. Prima facciamo un passo indietro: quando proviamo paura il nostro corpo si allerta perché riceve dei segnali da una ghiandola delle dimensioni di una noce, chiamata amigdala; l’ippocampo (importante nei processi di memoria) collabora con l’amigdala per elaborare i ricordi associati alla paura e una parte della nostra corteccia regola la risposta dell’amidgala (quindi ci fa ragionare in modo più razionale e meno istintivo), mentre il nostro SNA (sistema nervoso autonomo) attiva le risposte fisiologiche, motivo per il quale iniziamo a tremare, sudare freddo, avere la tachicardia e respirare affannosamente.
Ma quindi, nel pratico, cosa accade con gli horror game? Vengono stimolate delle aree del cervello coinvolte nella risposta allo stress e si attivano delle aree che ci fanno avere un tipo di risposta chiamata “attacco-fuga”, in poche parole quella che davanti ad un pericolo ci fa capire cosa fare. Ulteriore particolarità, si attivano i circuiti della dopamina e dell’adrenalina, che ci provocano la sensazione di piacere e riduzione dello stress. Attraverso questi giochi alleniamo diversi tipi di attenzione: divisa (quando notiamo più stimoli contemporaneamente), alternata (spostiamo il nostro focus da uno stimolo all’altro), sostenuta (impariamo a concentrarci su qualcosa, anche in presenza di distrazioni). Rompicapi, elementi puzzle, sfide di sopravvivenza che richiedono la messa in atto di strategie ben ragionate, permettono al nostro cervello di rimanere sempre in costante allenamento e ad implementare le capacità delle quali ci serviamo anche nella vita quotidiana.
In conclusione, i videogiochi ci aiutano a gestire le nostre emozioni di ansia, di paura, nonché le nostre dimensioni di difficoltà nell’affrontare situazioni emotivamente difficili, soprattutto se specchio della nostra attuale situazione; lo fanno in un ambiente sicuro e controllato, in modo da poterle esplorare, conoscere e controllare con più consapevolezza e sicurezza, così da riuscire ad applicarle, piano piano, anche nella vita di tutti i giorni.
Se senti che il rapporto tuo o di qualcuno vicino a te con le tecnologie digitali sta diventando fonte di preoccupazione e vuoi comprenderlo meglio, contattaci per una consulenza su benessere digitale, psicologia delle tecnologie e uso consapevole degli strumenti di supporto online.



Lascia un commento